Maxxuss: il cyberprometeo
Le imprese di Maxxuss, l'hacker che ha eluso le protezioni di Mac OS X e smascherato le menzogne di Skype e Intel. Da bravo hacker cerca la verità nascosta e la dona al pubblico.L'hacker che ha fatto più rumore di tutti in quest'ultimo periodo è sicuramente Maxxuss. E' difficile stanarlo, perché ama il basso profilo, ma è evidente il lavoro che sta compiendo presso il suo sito maxxuss.konglish.org e il suo blog maxxuss.com. Il paradosso è che le cose che stanno facendo più rumore sono quelle forse un po' meno importanti e viceversa. Vediamo di capirci...
:: Il crack di Mac OS X
Certo, ha fatto molto rumore. Apple ha fatto passare i suoi computer Mac ai processori Intel, gli stessi processori dei PC. Prima usava CPU fabbricate da IBM e Motorola (poi divenuta Freescale per quanto riguarda il settore semiconduttori). I vecchi processori dei Mac erano incompatibili con i processori PC a livello binario. In altre parole, il sistema operativo del Mac non poteva funzionare su un PC.
Oggi non è più così. Ma Apple non vuole assolutamente che il suo sistema operativo, Mac OS X, possa funzionare su un computer non Apple, per timore che molti smettano di comprare i Mac e invece si prendano solo il software, da far girare su un computerino da quattro soldi, brutto ma economico.
Così Apple si sta ingegnando per cercare di impedire, o rendere molto difficile, il boot di Mac OS X su computer non Apple. Ora Maxxuss è salito alla ribalta perché sta tenendo il passo di Mac OS X e permette il boot da PC anche se update dopo update Apple continua e rimescolare le carte.
Si tratta della solita vecchia tiritera dell'evoluzione di un sistema. Il sistema viene inventato e subito le contromisure per aggirarlo inventate. Il sistema corre ai ripari e viene reso più sofisticato? Ecco che le contromisure divengono anch'esse più sofisticate, in una corsa costante verso il miglioramento.
Secondo molti era solo questione di tempo prima che ciò che ha realizzato Maxxuss venisse tentato e portato a termine.
Ma che cosa ha fatto, davvero? Se andiamo sul suo sito, possiamo leggere tutte le specifiche delle patch per il boot di Mac OS X su qualunque PC. E' tutto molto difficile, non è veramente universale e ci sono vari problemi secondari. Nel caso in cui Apple dovesse decidere di inserire un qualunque update, dovremo ricorrere a una nuova patch, creata appositamente. E tra aggiornamenti di sistema e aggiornamenti di sicurezza serve praticamente una patch al mese, o quasi, per restare aggiornati.
Maxxuss ha promesso di fornire una immagine disco di "installatore" completa, in modo da consentire a tutti di raggiungere facilmente il risultato, ma non ha ancora mantenuto la promessa. E certe patch sono decisamente poco soddisfacenti; quella per fare funzionare Mac OS X 10.4.5 non fa che riportare certe parti del kernel alla versione 10.4.4. Non è il massimo, né dell'eleganza, né della compatibilità.
Esiste un altro fattore fondamentale per considerare quanto fatto da Maxxuss come qualcosa di non eccezionale: Apple non sta facendo veramente sul serio. Da quando i Mac usano i chipset Intel, sulle schede logiche sono presenti i maledetti moduli Trusted Computing, il lato hardware di quello che una volta si chiamava Palladium e che porta la cifratura dei dati ad un livello potenzialmente inaccessibile all'utente. Attualmente Mac OS X non usa affatto le funzioni TC; si limita a controllare che sulla scheda logica ci sia proprio quel chip lì. Le patch di Maxxuss simulano la presenza del chip, anche se non c'è davvero, e va bene così. Ma se domani Apple volesse utilizzare appieno la potenza del Trusted Computing, tutto si farebbe ben più difficile (e odioso per l'utenza, ma è un altro discorso). C'è perfino chi ha sospettato che Maxxuss agisca per conto di Apple e saggi le reazioni del mercato di fronte alla disponibilità di copie piratate di Mac OS X. Noi siamo del parere che questa sia solamente un'ilazione e non ci crediamo; tuttavia, per quanto spettacolari, i prodigi di Maxxuss con Mac OS X sono un po' sopravvalutati.
:: Il crack di Skype
Il lavoro di Maxxuss su Skype ha ricevuto molta meno pubblicità, a confronto, ma a noi sembra ben più importante, perché vanifica un gioco veramente sporco da parte di Intel e di Skype stessa.
Skype 2.0 per Windows permette la conferenza di un massimo di 10 persone contemporaneamente. Ma lo fa solo se il PC monta i nuovi processori dual core di Intel, altrimenti il limite scende a 5. La scusa ufficiale sarebbero le prestazioni insufficienti degli altri processori, compresi i nuovi AMD che fanno concorrenza a Intel. Questa è la premessa "corporativa". Questa dovrebbe essere la verità comunicata ai "normali" utenti. Possibile che il mondo sia davvero come ci viene dipinto e descritto?
Maxxuss ha provato a dare un'occhiata alle cose, prefiggendosi il compito di trovare un modo per "liberare" la verità.
:: Grazie a Maxxuss, la verità viene a galla
Ciò che Maxxuss ha dimostrato con il suo crack costituisce una verità piuttosto scomoda, per Skype e Intel. Come si vede sul sito di Maxxuss, l'algoritmo usato da Skype è piuttosto semplice: se la CPU è una CPU Intel ed è almeno dual core, allora permetti dieci utenti; altrimenti permettine cinque.
Questo significa che non esiste un limite fisico, tecnico o di funzionamento. La componentistica, il software... insomma, potenzialmente possono funzionare senza problemi. Si tratta di... politica aziendale. Esiste un accordo tra Skype e Intel, per motivi che possiamo solo intuire: qualcosa che non è certo potenza di elaborazione. In questo senso l'hack di Maxxuss merita il massimo degli onori, perché è veramente questa la logica hacker: scoprire che cosa c'è sotto e battersi per la libertà di conoscenza e informazione. Per qualcuno poter parlare in dieci tramite Skype invece che in cinque potrà sembrare poca cosa, ma non lo è. Il fatto è che la limitazione a cinque persone è frutto di un inganno e non ha ragioni tecniche. Ben vengano gli hacker come Maxxuss, capaci di spiegare al mondo come stanno veramente le cose.
:: La missione dell'hacker
Una certa scuola di pensiero ha sempre visto fare hacking come il volersi porre al di fuori del sistema, essere ribelli, spesso contro le regole, sempre pronti a sovvertirle se non, addirittura, infrangerle. Gli individui che incarnano questo modo di vedere il "fare hacking" hanno spesso generato l'idea dei pirati informatici che tanto piace a certa stampa e tanto anima le discussioni di alcuni salotti bene. C'è per fortuna gente che sa, che conosce, che ha letto e si è informata diversamente. A queste altre persone non sfugge il fatto che alcuni hacker non sono fuorilegge, ma individui dotati di buon senso, di altruismo e di una notevole curiosità, spesso affiancata ad un innegabile "bernoccolo" per qualunque cosa sia tenologica. Ebbene, sono questi gli hacker che vogliamo: quelli in grado di prendere una dichiarazione stampa di un colosso dell'informatica o della telefonia e "sgamare" la verità che si nasconde dietro di essa. Gente che è capace di craccare un sistema per trovare il modo di migliorarlo, di potenziarlo, di renderlo più efficiente ed efficace. Gente così... meglio trovarla, che perderla!
Articolo di P. Greco, fonte HackerJournal #98.
Questo articolo secondo le disposizioni di HackerJournal è opensource per l'uso sul web, ma è protetto da copyright per la stampa.
Trascritto in forma digitale da Micheletto Davide ( http://micke84.altervista.org ).
Per qualsiasi informazione, dubbio o chiarimento, potete scrivere a pgreco@hackerjournal.it
Postato Sabato 13 Maggio 2006 - 17:13 (letto 3288 volte)
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